Vai a Milano, ma a chilometri zero

 

Se è corta la filiera, migliora la qualità del prodotto, il suo prezzo è più vicino al prezzo sorgente, il territorio agricolo è più bio-diverso, il contadino guadagna il giusto e l’unica migrazione che deve fare è quella dalla quantità alla qualità.
E poi ci sono meno camionisti impasticcati che guidano il TIR 16 ore di fila, c’è meno camorra nei mercati generali, c’è meno chimica sui campi. E chissà mai, magari verrà un felice domani in cui i buyer della GDO che oggi ricattano gli agricoltori (“o me le vendi a un euro a cassetta o te le tieni a marcire”) resteranno disoccupati e andranno a zappare, tanto per vedere che fatica si  fa.

Le arance dei norvegesi

Con quel freddo, gli serve tanta vitamina C: come la mettiamo col principio del Km zero? Comunque vada, un flusso tra nord e sud e tra campagna e città ci sarà sempre, per ovvi motivi climatici e demografici; la sfida è ridurla e che anche questa parte della distribuzione, a filiera geograficamente più lunga, sia gestito dal basso, da parte del piccolo produttore verso gli acquirenti organizzati, ad esempio coi GAS, in modo da tutelare il territorio, minimizzare i costi energetici, assecondare le stagioni naturali e consentire a chi vive in zone più affollate o più fredde di mangiare in modo sano.

 

100 km dal Duomo

 

La cartina che vedete è il giro di 100 chilometri disegnato da un compasso con lo spillo sul Duomo di Milano. All’interno di questa circonferenza abitano circa 11 milioni di abitanti, un italiano su 6 (e pure qualche svizzero). Se avete un agriturismo in Maremma, se producete arance in Sicilia, se siete teatranti veneti… un cliente su sei abita lì. Notate che è un cliente che spesso genera passaparola sul resto della penisola: meno della metà sono nativi lombardi e mediamente usano i social media più degli altri italiani. Tutti concentrati, sono più facili da raggiungere.
Ricordiamoci che non ci serve pubblicità generalista: preferiamo farci trovare da chi ci cerca, limitarci a dire che esistiamo e come trovarci; infine quando arrivano i contatti (pochi ma buoni), dobbiamo curarli bene.

 

Esempio

 

Una fiera come “Fa’ La Cosa Giusta”, può essere lo sforzo che vi rende liberi dal bisogno; per quello scopo mille euro di spot su una radio come Radio Popolare possono bastare a colmare le vostre esigenze per molti anni senza ulteriori spese pubblicitarie, ma (mi raccomando!) solo se lo spot è buono, solo e è ben cross-mediato sul vostro sito, solo se è sufficientemente integrato coi social media, solo se tutto ciò precede la fiera e solo se dopo la fiera sapete coltivare con pazienza e disciplina i contatti acquisiti. Se no son soldi buttati via.

 

Pochissime migliaia di euro: sforzo piccolo in assoluto, ma non piccolo per piccoli produttori con pochi soldi e (quel che è più difficile) con poco tempo. Voi non pretendete di arricchire, volete solo arrivare alla soglia di sicurezza e raggiungere un’economia sufficientemente serena; calcolate quanto vi costerebbe farvi conoscere in posti meno densi: dovreste essere più generalisti, la vostra pubblicità sarebbe più spam, sarebbe più costosa, meno gradita, inutile, troppo simile a quella di coloro cui non volete somigliare.